poesie

a cura di MADDALENA CAPALBI

Ha al suo attivo molte pubblicazioni, tra queste:
Fluttuazioni, LietoColle, 2005 
Olio, LietoColle, 2007
Sapevo, Pulcinoelefante, 2008
Nessuno sa quando il lupo sbrana, La Vita Felice, 2011 
Testa rasata, Moretti&Vitali, 2015

Alcune pubblicazioni in dialetto romanesco
Arivojo tutto, LietoColle, 2009 
Ribbelle, Il Verri, 2018
‘Er core de noantri, Ovevieweditore, 2021 

Nel 2015 è stata insignita dal Comune di Milano con l’Ambrogino d’oro per la sua opera di volontariato.

poesie

PER QUANTO PUOI
KONSTANTINOS KAVAFIS
 
E se non puoi fare della tua vita quel che vuoi, in questo almeno sforzati per quanto puoi: non umiliarla nella troppa familiarità con il mondo, nel viavai della gente, nelle chiacchiere.

Non mortificarla portandola qua e là, andando per le strade, e non esporla alle sciocchezze di ogni giorno delle relazioni, dei vincoli, fino a renderla estranea, molesta.


ALLA MALINCONIA
HERMANN HESSE

Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino, perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura, e nelle braccia dell’amore ed ascoltando il liuto ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

Tu però in silenzio mi seguivi, ed eri nel vino che disperato bevevo, ed eri nel calore delle mie notti d’amore, ed eri anche nello scherno, che t’esprimevo.

Ora mi rinfreschi le mie membra sfinite ed accolto hai nel tuo grembo il mio capo, ora che dai miei viaggi son tornato: tutto il mio vagare dunque era un cammino verso di te.


MADRIGALE APPASSIONATO
GARCÍA LORCA

Vorrei stare sulle tue labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.


CANTO DEL FUOCO
SYLVIA PLATH

Nascemmo verdi a questo giardino in difetto, ma nella spessura macchiettata, grinzosa come un rospo, il nostro guardiano si è imboscato malevolo e tende il laccio che abbatte cervo, gallo, trota, finché ogni cosa più bella arranca intrappolata nel sangue sparso.

Nostro incarico è ora di strappare una forma di angelo con cui ripararsi da questo mucchio di letame dove tutto è intricato tanto che nessuna indagine precisa potrebbe sbloccare la presa furba che frena ogni nostro gesto fulgente, riportandolo alla fanga primordiale sotto un cielo guasto.

Dolci sali hanno attorcigliato i gambi delle malerbe in cui ci dimeniamo instradati verso fine ammorbante; bruciati da un sole rosso leviamo destri la selce appallottolata, tenuti nei lacci spinati delle vene; amore ardito, sogno nullo il metter freno a tanta superba fiamma: vieni, unisciti alla mia ferita e brucia, brucia.
_
Traduzione Giona Tuccini


* * *
TERESA WILMS MORETT

Una raffica di gelido vento ha spento la lampada; 
hanno tremato le porte, si sono gonfiate le tende; ed il cielo è stato attraversato da un fulmine rumoroso come un torrente. Con piacere attendo la sorella della mia anima che viene a devastare la terra. Tempesta! Esporrò la mia testa scoperta alla furia dei tuoi lampi, e mi consegnerò meravigliata al ritmo dei tuoni. Tempesta! Voglio affogare nel tuo furore la presunzione del mio.
_
Traduzione Barbara Erzog


LA CHIMERA
DINO CAMPANA

Non so se tra rocce il tuo pallido 
Viso m’apparve, o sorriso 
Di lontananze ignote 
Fosti, la china eburnea 
Fronte fulgente o giovine 
Suora de la Gioconda: 
O delle primavere 
Spente, per i tuoi mitici pallori 
O Regina o Regina adolescente: 
Ma per il tuo ignoto poema 
Di voluttà e di dolore 
Musica fanciulla esangue, 
Segnato di linea di sangue 
Nel cerchio delle labbra sinuose, 
Regina de la melodia: 
Ma per il vergine capo 
Reclino, io poeta notturno 
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo, 
Io per il tuo dolce mistero 
Io per il tuo divenir taciturno. 
Non so se la fiamma pallida 
Fu dei capelli il vivente 
Segno del suo pallore, 
Non so se fu un dolce vapore, 
Dolce sul mio dolore, 
Sorriso di un volto notturno: 
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti 
E l’immobilità dei firmamenti 
E i gonfii rivi che vanno piangenti 
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.


* * *
EUGENIO MONTEJO

Stanza dopo stanza, lampada dopo lampada,
i palazzi si risvegliano
e tutto intorno la pioggia apre i suoi petali
con un lento sussurro che percorre
sete e tendaggi.

Dormiamo dentro a un fiore che si alza
troppo lentamente sul mondo.

Tuttora ignoriamo da quale paese remoto
ci ha portati il sonno,
ma ci risulta che tra la notte e il giorno
sono passati gli anni…

La pioggia sta schiudendo la sua corolla
nel mezzo della quale ci svegliamo.

Ora so che il tuo sorriso, i tuoi capelli,
i tuoi occhi dove la notte si attarda,
la neve che cade sui tuoi seni
e queste stesse parole
sono anche petali di qualche immenso calice,
petali che si stanno aprendo, amore mio,
con lo stesso sussurro della pioggia
sui vetri.
_
Traduzione L. Rosi

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