SOGNO
Una lunga storia
corre dalla finestra
fino al letto sfratto
come i miei pensieri
che cercano le parole
per cogliere il non detto
nel mio sogno
nuda e bianca
eri davvero bella
poi la luce
appiccicosa e smorta
nell’aria i segni
di un difficile
notturno volo
si richiudono gli occhi
cercando inutilmente
di ricucire il sogno.
GAZA
Gli avvoltoi si alzano
in volo corrono
da nord a sud
da sud a nord
le storie sepolte
nelle fosse comuni
non impediscono
alla morte bambina
di giocare
con il fosforo bianco
ma solo bugie
e insanguinati rancori
riposa in pace fratello
nessuno ti chiederà scusa
perché tutti negheranno
di avere un dio sbagliato
da noi è caduta la neve
la macchina slitta
la cattedrale è deserta
per oggi niente shopping.
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nato in Eritrea nel 1941 è mancato nel febbraio 2023
attivo nel sindacato e nel sociale
DONNE MIE
DACI MARAINI
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?
Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura
* * *
GEZIM HAJDARI
A lungo ho atteso questo giorno
davanti alle rose e ai miei coltelli
come l’assassino la vittima
o come il rogo l’eretico
per mostrarvi questi versi
li ho incisi sulle rovine di amori
fecondati con l’ombra fertile
partorita dalla luce femminile
in un Tempo atroce
ho temuto a lungo questa notte
come la vergine sposa
o come i papaveri del campo che
aspettano l’alba
dove finisce il tuo corpo?
e dove inizia la mia follia?









