INEDITI
NIZAR QABBANI
1.
Oh donna, chi sei?
Tu, pugnale intruso nel mio passato
tu, docile come gli occhi di un coniglio
morbida come la buccia di una pesca
tu, pulita come una collana di gelsomino
innocente come i grembiuli dei bambini
tu, feroce come la parola,
esci dai fogli dei miei taccuini,
esci dalle lenzuola del mio letto,
esci dalle tazze da caffè
e dai cucchiaini di zucchero
esci dai bottoni della mia camicia
e dai fili del mio fazzoletto
esci dal mio spazzolino da denti
e dalla schiuma del sapone sul mio volto
esci da tutte le mie piccole cose
perché solo così io potrò andare al lavoro.
2.
Quando appoggi la tua testa sulla mia spalla…
Mentre guido
le stelle abbandonano la loro orbita
scendono a migliaia
sciando sui finestrini…
Anche la luna scende
dimorando sulla mia spalla…
E allora diventa piacevole
fumare
chiacchierare
tacere
e anche perdersi nelle strade d’inverno
senza nome… piacevole.
e mi auguro che rimaniamo così per sempre
la pioggia canta
e il tergicristallo canta,
e la tua testolina
rinchiusa nell’erba del mio petto
come una colorata farfalla africana
che si rifiuta di volare…
•
ZAKARYYA MUHAMMAD
Ti ho notato mentre correvo. Non ho avuto il tempo di fermarmi
per baciarti la mano. Il mondo intero mi inseguiva come se fossi un ladro
e mi era impossibile fermarmi. Se ti fermi, vieni ucciso. Ma io,
ti ho notata: la tua mano uno stelo di narciso in un bicchiere d’acqua, la tua bocca l’asola
di un bottone, aperta sul petto di una camicia e i tuoi capelli un nibbio in volo.
Ti ho notato. Tra le mani, non avevo fiammiferi per accendere un fuoco e danzarci
attorno. Il mondo mi stava deludendo, per poi abbandonarmi. Non ti ho
nemmeno salutato.
Ma, un giorno, il mondo si calmerà e i folli satellitari
si fermeranno, i piedi che mi hanno braccato si disperderanno. E io tornerò sulla
stessa strada su cui ti ho notato. Ti troverò
sulla stessa panchina: la tua mano uno stelo di narciso, il tuo sorriso un nibbio
e il tuo cuore un fiore di albicocco. E da te, sotto l’ombra del tuo albicocco,
distruggerò la tenda della mia orfanezza per costruirci casa mia.
TERAPIA
AUDRE LORDE
Nel tentativo di vederti
i miei occhi si fanno più
confusi
non è il tuo viso
che cercano
con le dita fra i tuoi spazi
come creatura affamata
persino adesso
non voglio
fare una poesia
voglio farti
comporti e scomporti
da me stessa.
RESISTI O POPOLO MIO
DAREEN TATOUR
Resisti o popolo mio, resisti loro.
A Gerusalemme ho curato le mie ferite, innalzato i miei dolori a Dio
e portato l’anima sul palmo della mano
per una Palestina araba,
non accetterò la soluzione pacifica
né mai abbasserò la bandiera del mio paese
fino a levare loro da una patria
e farli piegare per un tempo a venire.
Resisti o popolo mio, resisti loro.
Resisti all’aggressione del colonizzatore
e segui la carovana dei martiri,
strappa la costituzione vergognosa
che ha portato umiliazione forzata
impedendoci di ripristinare giustizia.
Hanno bruciato bambini senza colpa
e Hadil, con cecchinaggio in pubblico,
l’hanno uccisa in pieno giorno.
Resisti o popolo mio, resisti loro.
Resisti all’assalto dei coloni
non prestar attenzione ai loro seguaci
che ci hanno incatenato con l’illusione della pace.
Non temere lingue sospette
la verità nel tuo cuore è più forte,
finché resisti in una terra
che ha vissuto grandezza e vittoria.
Ali ha chiamato dalla sua tomba:
Resisti o mio popolo ribelle,
e scrivimi come vittoria nell’incenso
hai i miei resti come risposta.
Resisti o popolo mio, resisti loro.
Resisti o popolo mio, resisti loro.
ATTRAVERSO GLI OCCHI DI TRE BAMBINI
FIDAA ZIYAD
Vivo questo genocidio
Attraverso, l’immaginazione di tre bambini
Il primo si è nascosto sotto le lenzuola.
Dicendo: Vorrei essere un fantasma
Perché gli aerei non mi vedano
Il secondo ha detto, dallo schianto delle navi da guerra
È la voce della piovra nel mare
E la terza, una bambina: Vorrei essere una tartaruga
Per nascondere tutti
Sotto il mio guscio
O tu, la mano dell’immaginazione,
culla il sonno di questi piccoli,
preserva per loro tutti questi sogni.
O tu, la mano dell’immaginazione,
non andare oltre l’orrore della realtà.
CORTEI PER LA PALESTINA
MADDALENA CAPALBI
Spingi
Spingi
Sulla soglia
Di un pozzo
senza fondo
tutti si ritrovano
con manganelli addosso
è quella polizia
che si eccita
del potere,
gli altri
sono i giovani
che iniziano a capire
quale pace difendere
sangue da leccare.
A 20 anni dalla morte del poeta
GIOVANNI RABONI
ALBA
Ormai fa giorno. Non basta
sedere gravemente sulla sedia di paglia
vestito di canna e di sangue
ascoltando le ingiurie dei soldati, ospitando nel fianco
l’orma sintetica della lancia. Perché sia giorno bisogna
avere gli occhi lontani dalla guancia,
l’unghia sparsa dal dito,
una mano di calce sopra il cuore.
_
Gesta Romanorum, 1951-1954
I MANIFESTI
Chissà dov’ero, dove m’ero ficcato quando
le tue gambe hanno invaso la città.
Forse non guardo i manifesti.
Adesso paziente, maniaco ti do la caccia
di stazione in stazione
borbottando preghiere. Quello che non sei tu
esce dal fuoco o indietreggia se le tue
magre, livide dita si vede che una calza
tendono con increscioso pudore.
_
L’intoppo, in Cadenza d’inganno, 1957-1974
SVEGLIAMI TI PREGO, SUCCEDE ANCORA
Svegliami, ti prego, succede ancora
d’implorare in un sogno a questa tenera
età, aiutami, fa’ che non sia vera
l’oscena materia del buio, sfiora
allora davvero una mano il mio
corpo assiderato e di colpo so
d’averti chiamata e che non saprò
più niente.
_
Quare tristis
CANTICO DELLE CREATURE
FRANCESCO D’ASSISI
Altissimu, onnipotente, bon Signore
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual’ è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo
amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate
et serviateli cum grande humilitate.
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Il Cantico delle Creature, scritta nel 1224, unanimemente è riconosciuta come la prima poesia della letteratura italiana. Quest’anno si celebrano gli 800 anni.









