TREGUA
NINO IACOVELLA
Cessata la battaglia ognuno spala
sul proprio versante dei sopravvissuti
Il percorso della carne pulsa ancora
di sangue e sudore
Apre uno strato di gemiti e volti
aggrappati alla stessa supplica
E già un nodo riprende alla gola
fa mancare fiato alle braccia
Il tempo di trovare una lama
che scavi tra le facce
e separi le voci
Appoggiati a un tempo che frana
scaviamo terra di fiori sfibrati
Dal lato debole delle radici
vi è sempre un lascito di petali e polvere
Così i corpi dei caduti
quando il cumulo dello scempio
non trattiene più il suo sangue
Solo le nuvole valicano
lo sfondo delle rovine
La linea del tramonto ceduta
spezzata dai muri delle case
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La Linea Gustav, Sezione Una terra come carne, Libreria Editrice IL LEGGIO
THE PRESTIGE
DAVIDE AVOLIO
Ti chiesi d’amarmi
non con parole, gesti
fiori o promesse
io ti chiedevo d’amarmi
in silenzio, privatamente
chiedevo anche solo
un’illusione
per lenirmi il cuore
e sguazzare in un vivere
leggero, un posto dove
tu sei meno vera
e sai quindi
amarmi di più.
FOSSE POESIA
FABRIZIO BREGOLI
Fosse poesia potrei indugiare
su qualche vezzo cromatico, un radere
di luce tra capelli e volto, indulgere
a un virtuosismo lirico, un pacato
trasgredire metrico, i trucchi buoni
che lusingano in una lana di fiato
stemperano la voce che s’aggruma.
Ma questa scena è minima, assoluta
non si concede appello, assoluzione.
Lui siede agli scalini, tra i piccioni
le gambe lacerate dalle piaghe
intruso tra quei cenci, qui recluso
in un rettangolo di cicche, di sputi
lo sguardo arrovesciato su detriti
di storie, ciò che ne resta tra le unghie
sudice, un bicchiere, stente monete.
Chiede nuda evidenza del suo esserci.
E non serve una poesia, un altro alibi.
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da Zero al quoto









