O CAPITANO MIO CAPITANO
WALT WHITMAN
O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
La nave ha superato ogni ostacolo, l’ambito premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
Ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.
O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgi per te è issata la bandiera per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
Ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.
Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
Esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.
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Poesia scritta dopo la morte del presidente statunitense Abraham Lincoln, avvenuta il 15.4.1865.
GLI ITALIANI
PIER PAOLO PASOLINI
L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo oramai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza
alzare la mia sola puerile voce
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
* * *
MARIANGELA GUALTIERI
Amore mio,
è difficile da questo fondo, da questo finale,
dire come mi manchi, come immenso tu sei nel mancare,
adesso che mi sono persa fra masse dure, fra cinghie di buio pesto,
senza divinità, senza la tua mano che tutto sorregge.
Tu mi credi più forte, mi pensi in oro e argento, ma guarda l’orma che lascio,
come di cagna, di passero stanco, di bruco, di mosca.
Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta.
Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa. Amami come amano i forti spiriti,
senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento.
E scusa questo mio domandare ciò che si deve dare,
questo avere bisogno, scusalo. Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo,
la rosa al suo profumo, il vino al suo colore, il tuo cuore al mio cuore.
LE OMBRE DEL MARE
PIERO BUSCEMI
Aspetterò che lo scoglio infuocato
Mi spacchi la pelle,
Accaldata dall’arrivo di una nuova estate.
Poi, mi lascerò cadere
In un umido ritorno al passato.
Adagerò il mio corpo, fino in fondo,
A toccare con la punta delle dita
La morbidezza della posidonia invitante.
E se nell’aprire gli occhi,
Volgendo lo sguardo in alto,
Verso l’umanità che ha venduto
Frammenti di cielo in cambio
Di gocce di ambizione,
Mi sentissi un altro
Insensibile controllato,
Potrei anche decidere
Di non risalire più









