TEMPI TESI
Tempi tesi per me,
e il sonno si comporta come una ragazzina appena colpita
dalla freccia dell’amore.
Dovrò ignorare lo stato in cui versa il mio cuore
e le sollevazioni della mia mente come gorgoglio d’acqua
oltre il punto di ebollizione.
Sono una parte dell’universo su cui l’universo riversa la sua rabbia,
una parte della terra per cui la terra prova assoluta vergogna
un miserabile umano verso cui
altri esseri umani non possono mantenere la neutralità.
La neutralità: un’illusione
come tutte le virtù di cui parlano gli umani,
così vergognosamente teoriche.
Verità è un termine inadeguato, proprio come Uomo,
e l’amore si dimena alla meglio, come una miserabile mosca
intrappolata in un cubo di vetro.
La libertà è molto relativa
Tutto considerato viviamo in una prigione circolare
con le sue sbarre di ozono:
e quando veniamo liberati
il nostro destino è sicuramente la morte.
Sono incapace di ridere,
Pure di sorridere sono assolutamente incapace.
E al contempo, incapace di piangere.
Incapace di agire come un essere umano
il ché non mi sconvolge minimamente
sebbene faccia male,
avere un corpo ricoperto di fine peluria,
camminare su due arti,
dipendere interamente dalla mente,
essere attratto dai propri desideri fino al limite estremo,
vedere intrappolata la propria libertà,
vedere altri che hanno deciso di ucciderti,
perdere chi ti è stato più caro
senza poter dar loro l’addio.
A che serve l’Addio,
se non per lasciare l’impronta della tristezza?
A che serve un l’incontro?
A che serve l’amore?
A che serve questo suo grado
di vita
mentre altri muoiono di dolore
per te?
Ho visto mio padre per l’ultima volta attraverso un vetro massiccio
poi se n’è andato per sempre.
A causa mia, diciamo.
Perché, diciamo, non sopportava l’idea
che io morissi prima di lui.
Mio padre è morto e mi lasciato assediato dalla morte
senza che questa mi terrorizzasse a sufficienza.
Perché la morte ci spaventa a morte?
Mio padre se n’è partito dopo aver passato
molto tempo sulla superficie di questo pianeta.
Non gli ho dato l’addio come dovevo
e neppure la perdita ne ho pianto come dovevo
Ero incapace di lacrime,
come è mia abitudine
che peggiora di anno in anno.
Da tutti i lati sono assediato da soldati
dalle uniformi scolorite,
sono assediato da leggi, regimi e statuti.
Sono assediato dalla sovranità,
dal suo istinto altamente concentrato
che le creature viventi non possono scrollarsi di dosso.
Sono assediato dalla mia solitudine,
essa mi soffoca
Sono strangolato dalla depressione, dall’ansia, dalla preoccupazione,
dal rimorso, di essere un membro della razza umana,
questo mi uccide.
Non ho potuto dire addio a tutti quelli che mi sono cari
e che se ne sono andati, anche se solo per il momento.
Non ho potuto lasciare una buona impressione nell’incontro finale.
Poi mi sono arreso ai fucili della nostalgia
puntati contro di me.
Ho rifiutato di alzare la mano
e così sono diventato senza potere.
Poi mi ha legato il dolore
incapace anch’esso di forzarmi le lacrime.
Mi rosica dentro la consapevolezza
e uccide ogni mia possibilità di sopravvivenza.
la consapevolezza mi uccide lentamente
ed è davvero troppo tardi per trovare la cura.
PER QUANTO PUOI
KONSTANTINOS KAVAFIS
E se non puoi fare della tua vita quel che vuoi,
in questo almeno sforzati
per quanto puoi: non umiliarla
nella troppa familiarità con il mondo,
nel viavai della gente, nelle chiacchiere.
Non mortificarla portandola qua e là,
andando per le strade, e non esporla
alle sciocchezze di ogni giorno
delle relazioni, dei vincoli,
fino a renderla estranea, molesta.
tratta da INQUIETUDINE SENTIMENTALE
TERESA WILMS MORETT
Una raffica di gelido vento ha spento la lampada;
hanno tremato le porte, si sono gonfiate le tende;
ed il cielo è stato attraversato da un fulmine rumoroso
come un torrente.
Con piacere attendo la sorella della mia anima che viene a devastare la terra.
Tempesta! Esporrò la mia testa scoperta alla furia dei tuoi lampi, e mi consegnerò meravigliata al
ritmo dei tuoni.
Tempesta! Voglio affogare nel tuo furore la presunzione
del mio.
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Traduzione di B. Erzog









