BERNARDO A CINQUE ANNI
ATTILIO BERTOLUCCI
Il dolore è nel tuo occhio timido
nella mano infantile che saluta senza grazia,
il dolore dei giorni che verranno
già pesa sulla tua ossatura fragile.
In un giorno d’autunno che dipana
quieto i suoi fili di nebbia nel sole
il gioco s’è fermato all’improvviso,
ti ha lasciato solo dove la strada finisce
splendida per tante foglie a terra
in una notte, sì che a tutti qui
è venuto un pensiero nella mente
della stagione che s’accosta rapida.
Tu hai salutato con un cenno debole
e un sorriso patito, sei rimasto
ombra nell’ombra un attimo, ora corri
a rifugiarti nella nostra ansia.
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Al suo primogenito, il regista Bernardo Bertolucci (1941-2018) da IN UN TEMPO INCERTO, Garzanti 1955
L’AMORE MIO MI CHIEDE
NIZAR QABBANI
L’amore mio mi chiede:
“Qual è la differenza tra me e il cielo?”
la differenza è che
se tu ridi, amore mio,
io mi dimentico il cielo.
LA COSA PIÙ BELLA DEL NOSTRO AMORE…
La cosa più bella del nostro amore è che esso
non ha razionalità, né logica.
La cosa più bella del nostro amore è che esso
cammina sull’acqua e non affonda.
L’AMORE, AMORE MIO
L’amore, amore mio,
è una graziosa poesia scritta sulla luna,
l’amore è disegnato
su tutte le foglie degli alberi,
l’amore è inciso
sulle piume dei passeri
e sulle gocce di pioggia.
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Siriano (1923-1998) è il poeta arabo più popolare del Novecento, è stato definito Il simbolo della Poesia
COS’È LA POESIA
LAWRENCE FERLINGHETTI
Poesia è notizie dalla frontiera della coscienza,
Poesia è religione religione poesia,
Sia poesia emozione ritrovata in emozione,
Ogni poesia una temporanea follia
e l’irreale è il più realistico,
Dice l’indicibile
Pronuncia l’impronunciabile sospiro del cuore,
Una poesia… sta in una pagina sola
ma può riempire un mondo
e sta bene nella tasca di un cuore,
Poesia è lotta
continua contro silenzio,
esilio inganno,
Lasciate che un nuovo lirismo salvi il mondo da sé
sia in sfide per giovani poeti
Siate poeti, non affaristi…,
Mettete in discussione tutto e tutti…,
Date alla vostra poesia ali per volare sulle cime degli alberi,
Evitate la provincia, mirate all’universo,
Cercate di raggiungere l’irraggiungibile,
Resistete molto, obbedite meno.
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È stato un poeta, editore e libraio statunitense (1919-2021)
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OSIP MANDEL’STAM
Viviamo senza più avvertire sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi di un ginnasta;
se la ridono i suoi occhiacci di blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile.
I servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni messa a morte, con lui, è una lieta
cuccagna ed un largo torace di osseta.
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Questa poesia è costata al poeta russo, prima il confino e poi il Gulag, ossia la condanna senza mezzi termini di Stalin nel 1938, morì di stenti nel dicembre del 1940









