ADELCHI GALBIATI •° 

Sono appena salito a bordo. Viaggiamo ascoltando musica tradizionale ad alto volume, tutti ammassati. I bagagli, accatastati in mezzo al corridoio, devono essere calpestati per riuscire a passare. Alcuni passeggeri sono seduti su di essi e a ogni frenata i sacchi e le valigie volano in avanti.

Sono abbastanza tranquillo. Gli unici problemi sono che ho con me solo i venticinque centilitri d’acqua che mi sono stati dati sul volo, e che la guida è abbastanza sconsiderata. Si va a velocità elevate su strade strette e piene di buche, che si alternano a tratti a strade di terriccio rosso. Il panorama fuori dal finestrino, però, è incredibile. Non ho mai visto un verde così verde.

l’ultimo bus diretto a Chipata

Seduto al fondo di un autobus malandato, scrivevo queste poche righe sul quadernino blu su cui ero solito registrare i miei pensieri e le cose che mi succedevano. Solo un’ora prima ero atterrato al Kenneth Kaunda International Airport di Lusaka, in Zambia. Da lì mi ero diretto verso la stazione degli autobus ed ero riuscito a salire sull’ultimo bus diretto a Chipata, nella Eastern Province, a circa nove ore di distanza.

Era la prima volta che mi trovavo in Africa. Mi ero da poco laureato e dopo aver preso contatti con una piccola ONG che aveva bisogno di volontari avevo deciso di partire. Mentre registravo quei pochi pensieri e guardavo fuori dal finestrino, sull’autobus accadde una cosa strana. Per il momento mi limitai a pensare che si trattava di una cosa assurda. La registrai rapidamente sul mio quaderno. Solo molto tempo dopo sarei riuscito ad attribuirgli l’importanza che meritava. 

powerful words

Sul bus, appena è iniziata una strada sterrata. La signora che mi ha fatto salire e che assiste il conducente ha fatto degli announcements. Non che abbia capito molto, ovviamente, ma in sostanza ha detto di allacciare le cinture e tenere aperti tutti i vetri. Per prima cosa, però, ha detto di voler fare una preghiera collettiva per il nostro viaggio. Così si è guardata intorno. Ha posato il suo sguardo sulla signora più anziana, e l’ha incaricata di condurre la preghiera. Per un minuto, la signora ha urlato con tutta la sua forza delle parole in una lingua che io non ero nemmeno in grado di identificare, nel silenzio più totale degli astanti, che ogni tanto rispondevano qualcosa in coro.

Tutti, sul bus, avevano gli occhi chiusi. Tutti tranne me, che osservavo sbalordito. Quando ha finito un grido unisono si è levato dall’autobus: Amen. Come per istinto, per non sentirmi troppo diverso dagli altri, anche io ho mormorato la stessa parola a bassa voce, ma in ritardo rispetto al coro. Powerful words ha commentato la signora che per prima aveva preso la parola. […]


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