teatro e musica

7 dicembre 2025 – TEATRO ALLA SCALA

Lady Macbeth del distretto di Mcensk
La musica non potrà mai essere fermata nonostante l’assedio

Katerìna sposa Zinovij, figlio del ricco mercante Barìs Timafjeev. Ben presto la donna diventa insofferente alle rigide regole imposte dal suo nuovo status sociale; intraprende così una relazione clandestina con Sergeji, stalliere della magione dove vive. Scoperta dal suocero, la donna lo uccide avvelenandolo. Successivamente il suo amante Sergeji uccide il marito e diventa ufficialmente l’uomo di casa. Scoperta la tresca Sergeji e Katerìna vengono condannati ai lavori forzati e deportati. Poiché Katerìna aveva cercato di scaricare la responsabilità degli assassini sull’amante, Sergeji la allontana. La umilia amoreggiando apertamente con altre condannate, in particolare con la giovane Sonetka.

Durante il viaggio verso la Siberia, Katerìna aggredisce la sua rivale. Le due finiscono nelle acque di un fiume gelato, morendo entrambe. Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk dalla omonima novella dello scrittore russo Nikolaj Leskov del 1864 è un’opera del giovane compositore russo Dmitrij Šostakovič. Aveva sperimentato in precedenza l’opera lirica con vari tentativi. La scelta di questo racconto lo aveva coinvolto emotivamente e profondamente.

Il testo è rimodellato sulla scia del futurismo sovietico dallo stesso musicista autore del libretto con Aleksandr Preis. Viene confezionato musicalmente con grande maestria. Il titolo contiene due parole con una assonanza (Mc). Ironicamente allontana la similitudine tra la protagonista Katerìna Izmaìlava, giovane erede di una famiglia borghese russa e la protagonista del dramma di Shakespeare. Due temperamenti opposti.

Man mano che l’Opera si materializza il compositore ne scrive pubblicamente su riviste musicali con ardore. È entusiasta della nuova cultura sovietica. Šostakovič era nato nel 1906 e il padre Dmitri Boleslavovich era un fervente socialista rivoluzionario amico di Lenin. Quando il capo della rivoluzione rientrò dall’esilio nell’aprile del 1917 ad accoglierlo furono gli amici più fidati. Tra questi Dmitri Boleslavovich che portò con sé ad abbracciare Vladimir Il’ic il figlioletto Dmitrij. La rivoluzione di ottobre ebbe un impatto di entusiasmo tanto quando la passione musicale del piccolo Dmitrij.

Questa opera è una delle opere più censurate della storia della lirica. Lady Macbeth del distretto di Mcensk è tornata alla Scala per la terza volta, dopo l’edizione diretta da Myung-Whun Chung nel 1992 e quella del 2007 con Kazushi Ono sul podio. La prima assoluta iltaliana risale al 1947 alla Fenice di Venezia con la scenografia memorabile di Renato Guttuso. Quella di quest’anno, è diretta da Riccardo Chailly con la regia molto discutibile di Vasily Barkhatov. Si è meritata dieci minuti di applausi del pubblico.

Il successo è condiviso dagli altri interpreti con la ottima voce di Sara Jakubiak come Katerina Izmajlova e quella di Alexander Roslavets del suocero Boris, poi Yevgeny Akimov che interpreta il marito di Katerina e Najmiddin Mavlyanov l’amante Sergej.

Su versante televisivo la diretta Rai ha avuto lo smacco del calo vistoso degli ascolti. Non si era mai visto in una opera lirica. Demerito dei conduttori? Prima ancora della diretta preannunciavano scene violente da consigliare a un pubblico adulto. Perciò il cambio canale si è intensificato anche negli adulti con la presenza di ospiti poco competenti. Infilavano elogi banali senza grande entusiasmo. Come commentare una partita di calcio parlando di rugby!  

Lady Macbeth del distretto di Mcensk è un’opera di forte impatto emotivo, sostenuta da una musica cinica e provocatoria. Al centro una ragazza che si trasforma in assassina. È la vittima di un sistema familiare oppressivo e di uomini che la umiliano psicologicamente e fisicamente. Una figura completamente diversa dalla Lady Macbeth shakespeariana, priva di sentimenti. Dopo l’esordio il 22 gennaio 1934 a Leningrado l’opera verrà eseguita per due anni senza interruzione con una intensa programmazione. La portò a un successo popolare incredibile che la consacrò anche all’estero. Dmitrij Šostakovič musicista di fama internazionale diventò così molto noto e osannato dal popolo solo per meriti artistici. 

Sulla Pravda del 28 gennaio 1936 col titolo Caos anziché musica apparve un articolo di critiche e ingiurie contro l’opera sopraddetta tacciata come piccolo-borghese. L’anonimo fu così autorevole, forse lo stesso Stalin, al punto che sia l’autore sia l’opera caddero nell’oblio. Šostakovič continuò a comporre cercando di eliminare stili troppo rivoluzionari. Durante l’assedio di Leningrado da parte dei tedeschi scrisse la Sinfonia, dedicata alla sua città, la numero 7. Attraversò i confini dell’assedio portando con il canto il profumo della libertà. Una rivincita dell’autore solo in quel momento storico che non fu ostacolata dalla propaganda!

Dopo la morte di Stalin nel 1953 il compositore tornò nelle grazie del regime. Riesce a riproporre l’opera censurata con molti rimaneggiamenti. È il ritorna sulla scena internazionale. Non sostenne apertamente il dissenso sovietico e morì nel 1975. Di lui dopo 50 anni rimane non solo la musica commovente della colonna sonora dell’omonimo film Amleto. Non dimenticheremo quello slancio dei manifestanti che abbiamo visto in Piazza Scala militarizzata il 7 dicembre scorso. Ragazze e ragazzi sono stati costretti da una recinzione ridicola in compagnia di orchestrali e maestranze della Scala. C’erano cartelli di protesta e soprattutto bandiere palestinesi contro il genocidio a Gaza. Non mancavano scritte ironiche contro la giunta Sala.

Dalla vocazione palazzinara alla metropolitana di Tel Aviv con la partecipazione di Metropolitana Milanese! Un teschio disegnato dai ragazzi di Piazza Scala rimanda al cranio che interroga Amleto. La verità di Dmitrij Sostakovic vessato da Stalin così come il silenzio complice sulla Palestina non potranno mai essere imbavagliati né contenuti. La musica, nonostante le transenne nostrane, continuerà a volare libera nei cieli milanesi. 

Auguri di pronta guarigione al maestro Riccardo Chailly dopo il malore del 10 dicembre scorso.

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