Paolo Natale •° Professore al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano
Se vi dicono che una volta nelle periferie si stava meglio rispetto a oggi, che Quarto Oggiaro o la Barona erano luoghi di grande interazione sociale, dove tutti si sentivano tranquilli e felici, non dategli retta. Stanno inventandosi tutto. Non tanto perché sono dei bugiardi, ma semplicemente perché non c’erano. Dipingono un mondo idilliaco come si immaginano fossero quelle zone trenta o quarant’anni fa.
Tutto questo accade perché la memoria storica di Milano è affidata solamente a poche persone o a qualche reperto archeologico, ricordi lasciati dagli abitanti di allora, da qualche scrittore, Biondillo o Testori, da qualche comico, Cochi o Renato, da qualche cantante, Gaber o Jannacci.
E questi reperti ci parlano di quartieri malfamati, con le mafie locali che la facevano da padroni, della paura che attanagliava gli abitanti delle periferie a fronte di sparatorie ed esecuzioni da parte dei vari Vallanzasca, Cavallero e Turatello.
Ci raccontano dell’oscura Milano degli anni ’70, attraverso le parole di banditi, uomini delle forze dell’ordine e cronisti. Coloro che furono testimoni di una guerra tra criminali che stringevano alleanze e si tradivano, lasciandosi alle spalle strade grondanti di sangue.
Oggi sono pochissimi quelli che c’erano anche allora. Del milione e 400mila residenti odierni, soltanto poco più di 200mila abitava a Milano all’inizio del secolo. Abbiamo assistito a un ricambio demografico mai visto, al ritmo di 50mila persone all’anno di nuovi residenti. Alcuni ovviamente sono morti. Molti se ne sono andati all’estero e nell’hinterland, sostituiti dai nuovi residenti, da studenti e lavoratori che arrivano dal resto del territorio italiano e soprattutto dall’estero.
Milano oggi fra contraddizioni e opportunità
Attualmente a Milano ci sono tanti giovani. La tendenza demografica ci dice che fra 10 anni la popolazione milanese sarà composta per quasi il 25% da giovani tra i 18 e i 35 anni, e da tanti stranieri. Oggi la quota di residenti milanesi è formata da più del 21% da cittadini stranieri: 1 su 5 è nato all’estero e arriva soprattutto dall’Egitto, dalla Cina, dalle Filippine e dal Sudamerica. Nel 2000 erano soltanto il 7-8%. L’incremento dunque è del 300% nel giro di 25 anni. Sono i nuovi lavoratori.
Milano è cambiata. Dal 1993 al 2011 ha dominato il centro-destra, da Formentini ad Albertini fino a Letizia Moratti. Poi è il centro-sinistra che ha preso il sopravvento, con Pisapia e poi Beppe Sala. Il punto di svolta, nella primavera del 2011, con il ballottaggio Moratti-Pisapia. Da allora, metà di quegli elettori non c’è più. Sono cambiati 750mila dei votanti di allora. I milanesi non sono passati dalla destra alla sinistra, semplicemente sono cambiati. Quelli di destra sono stati sostituiti da quelli che votano prevalentemente a sinistra.
Quando parlano di sicurezza, qualcuno racconta di un mondo idilliaco che non c’è mai stato. Milano è oggi più sicura, e più ricca, soprattutto perché l’evoluzione cittadina ha certamente espulso una parte della popolazione che non riusciva a mantenere il proprio livello di vita in una città che diventa mediamente più cara. Ma, allo stesso tempo, la presenza di tanti giovani e di tanti immigrati stranieri ci racconta che vivere qui è possibile. Percorsi più accessibili anche per chi non dispone di redditi elevati esistono, basta sapere dove trovarli.
Una città multiforme, piena di contraddizioni ma anche di opportunità, con un ricambio e una crescita mai viste nelle principali metropoli occidentali: una città viva.
Pubblicato su Il Corriere della Sera il 26.07.2026













