Giovanni Colombo •°
Chi sarà il nuovo Sindaco di Milano? In primavera ho fatto un nome, Elena Granata, ma la diretta interessata ha declinato l’invito. Mi spiace. Nel frattempo, ad affollare il campo del centrosinistra ci sono già sette autocandidati. Ormai si usa così: autopromozione iniettata in dosi massicce nei social con caccia forsennata ai like. Nessuno imita il Cincinnato che ara a torso nudo i suoi campi, restio a cedere alla richiesta di aiuto dei Senatori.
Alcuni degli autocandidati stanno spendendo molte parole per accreditarsi. Parole per lo più sciape, che non artigliano. Però una di quelle che ho captato mi è rimasta addosso. L’ha usata il più giovane, Lorenzo Pacini, trent’anni, laureato in giurisprudenza, attualmente assessore al Verde, Casa, Scuola e Politiche Giovanili del Municipio 1.
Non lo conosco. L’ho visto in qualche reel e mi ha divertito. Ha qualche tratto del Taricone del Grande Fratello. Parla spedito, senza tentennamenti, ricorda Renzi prima maniera, anzi mi pare anche più bravo di Renzi a fare il bomba.
il socialismo municipale di Mamdani
La parola che ha lanciato durante le sue anguriate è: socialismo municipale. Sono due termini che sono da leggere come un tutt’uno. Probabilmente l’ha copiata da Mamdani, il giovane sindaco di New York che ha sbaragliato la vecchia guardia. Però Mamdani, sono sicuro, l’ha copiata a sua volta da Milano. Il socialismo municipale, infatti, è una delle pagine più belle della storia della nostra città (1914 – 1922).
Nel giugno 1914, grazie alla legge maggioritaria vigente per le elezioni locali, la lista socialista guidata da Filippo Turati ottenne sessantaquattro seggi contro i sedici dei costituzionalisti, liberali e moderati. Divenne sindaco l’avvocato Emilio Caldara. Un Barbarossa a Palazzo Marino fu il grido di allarme del Corriere della Sera di Albertini. Ma la politica del primo cittadino e della sua amministrazione fu così efficiente e responsabile, specie durante gli anni della guerra, da far cambiare l’atteggiamento del giornale e di parte dell’opposizione e dell’establishment cittadino.
L’amministrazione si spese molto sul terreno dell’assistenza. Nasce da quel dì il detto Milan col coeur in man. Non solo. Diede vita all’Azienda consorziale dei consumi per togliere alla speculazione il rifornimento dei generi di più ampio consumo, latte, pane, olio, scarpe, vestiti, legna, carbone. Dal 1917, con la fine della concessione all’Edison, assunse la gestione diretta dei trasporti urbani. Istituì il servizio farmaceutico comunale. Costruì molte scuole elementari e scuole speciali per i disabili. Portò a conclusione la pubblicizzazione del Teatro alla Scala.
comincia una fase nuova per Milano
Tornare oggi a parlare di socialismo municipale è aver capito che siamo in una fase nuova. È finito il modello Milano. La città è in sofferenza. Di fronte al caro vita e al cambiamento climatico non abbiamo bisogno di meno Comune ma di più Comune. Che come Caldara attuò la municipalizzazione dei tram, il nuovo sindaco dovrà riprendere in mano direttamente la politica energetica della città con la diffusione del fotovoltaico su ogni tetto e con un piano di raffrescamento degli edifici e delle strade
Non è questo il momento del sindaco borghese che segue pedissequamente, senza mai contrastarli, gli interessi del consiglio d’amministrazione della città. Anche Pacini è figlio della Milano cap. 20123 ma la sua vitalità l’ha portato a esprimere meglio di altri quel che la città sente. Ha ancora qualche mese per prepararsi, per leggere le encicliche Laudato si’ – Fratelli tutti – Magnifica humanitas, per fare una settimana di esercizi spirituali all’Abbazia di Chiaravalle cap. 20139 e per mettersi il saio, pardon, per adottare il look del Caldara: abito scuro con gilet, cravatta bianca sulla camicia immacolata, baffi guglielmini con le punte all’insù. Dopo questi passaggi con tutta probabilità diventerà più convincente.
Abbiamo bisogno di lui, di altri giovani, di un popolo intero per far diventare carne una parola che oggi in città risuona folle. Nella vita succede spesso che le parole che sentiamo più vere siano considerate parole di pazzi. Socialismo municipale è una di queste.
Nessuno più ha osato pronunciarla dopo la fine della giunta Borghini II del febbraio 1993. Tangentopoli l’aveva uccisa. Ora, alla maniera di Lazzaro, esce dalla tomba. Urge metterla sul moggio. E sarà bello, bellissimo, travolgente vedere i milanesi andare alle urne e non avere altra scelta che tra una parola folle e tante parole vane.






