ALESSANDRO GIUNGI •° Consigliere Comunale e Vice Presidente Sottocommissione Carceri 

Come Vicepresidente della Sottocommissione Carceri del Comune Milano e avvocato penalista, sono da sempre molto impegnato e coinvolto sulla condizione delle persone detenute.

Negli istituti milanesi sono più di 4.000. Sono divisi tra la Casa Circondariale di San Vittore, le 2 Case di Reclusione di Milano Bollate e Milano Opera, l’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria e l’Istituto Custodia Attenuata Madri detenute (ICAM).

Purtroppo, negli ultimi 3 anni, la condizione delle persone detenute è in costante peggioramento. Si contano 100 suicidi in cella nel corso del 2024, una cifra mai raggiunta prima. Sono già 70 nel corso del 2025. La causa principale è un terribile sovraffollamento. Le carceri italiane hanno una capienza di poco inferiore alle 50.000 unità ma sono oltre 63.000 le persone a oggi detenute. Influiscono anche le politiche di chiusura e sottrazione di diritti da parte del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) che risponde direttamente al Ministero di Giustizia.

In tal senso, va ricordata la circolare del 2022. Ha tolto la possibilità alle persone detenute di muoversi all’interno del proprio reparto detentivo. Si torna al regime delle celle chiuse, anche per 20 ore al giorno.

Eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo

Ma al peggio non c’è mai fine. Il 20 ottobre 2025 il Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento del DAP ha emanato la nota n. 454011. Con essa si prevede che l’autorizzazione per svolgere eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo nelle carceri con circuiti a gestione dipartimentale (Alta Sicurezza, Collaboratori di Giustizia, 41-bis) debba obbligatoriamente e inderogabilmente essere richiesta alla Direzione Generale del DAP. Questo anche ove tali eventi siano previsti per le sole persone detenute appartenenti ai circuiti di media sicurezza presenti nelle suddette carceri.

Tale nota introduce e comporta una evidentissima centralizzazione ministeriale – in capo all’organo DAP – del rilascio delle autorizzazioni alle attività di cui al precedente punto, la cui fondamentale rilevanza trattamentale è unanimemente riconosciuta. Tra l’altro, tutto ciò in contrasto con quanto stabilito dall’Ordinamento Penitenziario. È una legge nazionale che non potrebbe essere derogata da una mera nota. Non è quindi escluso un possibile ricorso giurisdizionale sulla liceità di essa.

Dalla sua emanazione, sono già innumerevoli gli eventi di cui è stata richiesta l’autorizzazione. Sono finiti nel limbo della mancata risposta della Direzione Generale del DAP, così da dover essere annullati.

Coinvolti anche gli agenti di Polizia Penitenziaria

Tali annullamenti riguardano attività trattamentali organizzate da onlus, associazioni no profit, cooperative sociali, enti sportivi. Sono centinaia i volontari coinvolti in tutta Italia. Spesso presenti negli istituti di pena da decenni, hanno ottimi risultati nel rapporto con le persone detenute.

È evidente come la nota in oggetto, inserendosi in un contesto di estremo sovraffollamento delle carceri italiane, potrebbe risultare motivo di enormi tensioni tra la popolazione carceraria e fonte di ulteriore disperazione. Le recenti rivolte nelle carceri, da ultimo nella Casa di Reclusione di Como sembrano andare proprio in tale direzione.

Ma a soffrire per le terribili condizioni delle carceri italiane, sono anche gli Agenti di Polizia Penitenziaria. In grave sottorganico rispetto a quanti effettivamente dovrebbero essere sono costretti a turni massacranti. La media dei suicidi degli agenti di Polizia Penitenziaria è 4 volte più elevata della media italiana. Testimonia come sia assolutamente necessario ripensare e valorizzare il loro ruolo. E gli istituti di pena tornino a essere luoghi in cui si persegue la rieducazione del reo, ai sensi dell’art. 27 Costituzione

Un ordine del giorno depositato in Consiglio comunale a Milano avanza al Governo una richiesta. Si provveda con la massima urgenza al ritiro della nota del DAP in oggetto. È stato già domandato dalla Camera Penale di Milano e dal Garante comunale delle persone private della libertà personale, Luigi Pagano.