Filippo Sigismondi •°
Negli ultimi tre anni, meglio ancora nelle ultime tre estati, i famosi mattoni rossi che caratterizzano Belfast, sono stati ripetutamente usati come tela dagli artisti dell’odio razziale. Fuck Islam, All Muslim Out, i soliti slogan, facili, economici in termini di vernice e creatività. È un sentimento figlio di altri, più o meno forti, propri di un angolo di Europa che ha nel tormento la sua caratteristica più riconoscibile.
In Irlanda del Nord si parla molto dei Troubles, probabilmente anche perché non sono mai finiti davvero. Si fa però sempre molta attenzione a fare paragoni. Nelle prime due settimane di giugno, qualcuno ha respirato un clima in parte assimilabile a quello di quegli anni. La voglia di fare male, la voglia di mettere paura, per un’ancora fortunatamente esigua porzione di cittadini, è tornata alla carica.
a Belfast violente proteste e blacklist
8 giugno 2026. In un momento dell’anno caratterizzato da euforia e attesa, almeno per la comunità protestante e lealista di Belfast, si consuma un crimine a dir poco efferato. Stephen Ogilvie, 44enne cittadino con disabilità, viene ripetutamente accoltellato. L’attacco gli causerà lesioni gravi e la perdita di un occhio. La mano violenta è quella di Hadi Alodid, cittadino sudanese con un visto valido fino al 2028.
Le proteste non tardano a partire. Ufficializzati i rumour sull’identità dell’aggressore, Belfast si trasforma nel posto inospitale che è stato per una manciata di decenni. Nella prima notte le proteste rimangono concentrate nella capitale. Poi si espandono nelle città principali dello stato, Derry, Coleraine e Newtownabbey. Nelle prime due notti, gli arresti sono circa 20, con una dozzina di agenti feriti. Il numero centrale però è un altro. A causa delle proteste e degli attacchi mirati, 30 famiglie sono state evacuate nel giro di sole 48 ore.
Fonti nazionali e internazionali parlano di blacklist circolate online tra i militanti dell’estrema destra. Compaiono gli indirizzi degli immigrati di Belfast. È la capitale dello stato del Regno Unito che ha vissuto il minor influsso di migranti. Il numero di cittadini extra-UK/Irlanda rasenta i 150.000. Cassonetti, auto, scuolabus, perfino alcune abitazioni sono state avvolte e distrutte dalle fiamme.
la preoccupante condizione degli immigrati
La cronaca locale raccoglie interviste da genitori preoccupati. Gli immigrati temono per la sicurezza dei loro stessi figli nel tragitto da casa a scuola. Infermieri e medici sono stati pedinati e rincorsi nella prima notte di proteste. Scelgono di ricorrere ai giorni di ferie per tutelarsi ed evitare di uscire di casa. Qualcuno parla anche di come tutto ciò sia già successo un anno fa e due, senza però altrettanto clamore e attenzione.
Le immagini di ragazzi incappucciati, spesso giovanissimi, hanno dominato i notiziari d’oltremanica nelle ultime settimane. Sono risucchiati in questa spirale di odio e violenze da una rete di militanti capillare e sempre più sviluppata. Ha trovato in X (Twitter) terreno fertile per la diffusione di ideali pericolosi, pompati da statistiche talvolta di dubbia natura.
L’OFCOM, equiparabile all’italiana AGCOM, con un ruolo più normativo, ha diramato comunicati di richiamo e preoccupazione. Chiede alla piattaforma di moderare con più efficienza ed efficacia la diffusione di tali contenuti. Ma il problema sorge quando è lo stesso proprietario, il triliardario novello Elon Musk, a “retwittare” in toto il manifesto politico del golden boy dell’ultra-destra britannica, Tommy Robinson.
i numeri non danno spiegazioni
Questo a fare da aggiunta a una scalata sempre più decisa di Nigel Farage e del suo Reform UK. Nelle ultime elezioni circoscrizionali del 7 maggio ha superato il 47%. Sono le aree dove la Brexit aveva ottenuto una maggioranza netta, attestandosi su un comunque rilevante 19%. Laddove la permanenza Europea aveva vinto nel referendum più controverso della storia recente.
Intervistato dal Financial Times, un pastore protestante della comunità locale dà per certo che non si possa trattare degli ex paramilitari reduci dei Troubles. Loro stessi condannerebbero le violenze in atto. Non può trattarsi di altri se non di giovani. Chi ha vissuto quei giorni nefasti non ricorrerebbe a questo tipo di azione. Allora nell’interrogarsi su chi possa esserci dietro e perché possa farlo, ho provato a cercare delle risposte nei numeri. Non troppo inaspettatamente, non hanno sciolto i dubbi.
L’Irlanda del Nord vive il suo momento migliore del nuovo millennio se si combinano i dati su occupazione (74%, fonte NISRA), disoccupazione (2,8%). La popolazione immigrata è composta per il 53% da individui in forte età lavorativa. Il 70% dei cittadini stessi tende a considerarli una potenziale risorsa per la crescita economica. L’obiezione, dunque, potrebbe essere che il quadro economico non sia sufficiente a “salvarsi” dalla rabbia cieca, trovando la causa di quest’ondata di razzismo nella paura sofferta per la pericolosità dello straniero.
il germe extraeuropeo fra manipolazione o invenzione
Quale pericolosità, di grazia? Il Police Service Northern Ireland nell’anno solare 2025 ha registrato 2260 race incidents e 1430 race crimes. Nel solo mese di giugno 2025 avviene l’infelice record storico per lo stato di 347 segnalazioni. A fronte delle richieste di rendere noti i dati sulla nazionalità degli aggressori, il dipartimento statistico del PSNI ha risposto che elaborare tali informazioni avrebbe superato il limite di costo previsto dal Freedom of Information Act.
Questa è un’informazione chiave. L’autorità più alta in materia indirettamente conferma che qualsiasi statistica prodotta sulla presunta criminalità di cittadini immigrati è frutto di manipolazione o invenzione, con fine di propaganda politica.
C’è un’unica certezza dunque al momento. Le variabili macroeconomiche non sono sufficienti a spiegare da sole l’insorgere di movimenti politici extraparlamentari e non di questa matrice. Pensare che sia un germe dell’uomo europeo però sarebbe improprio. Anche a molte latitudini di distanza si verificano episodi di questo tipo a cadenza ormai regolare. È il caso del Sudafrica.
la drammatica situazione in Sud Africa
Molte testate internazionali, nella stessa settimana dei fatti di Belfast, hanno parlato di numerosi aerei in partenza dall’O.R. Tambo International Airport di Johannesburg, in particolare di lunghi cordoni di immigrati estratti con voli d’emergenza organizzati dai rispettivi ministeri degli esteri. I paesi più coinvolti nella diaspora sono Nigeria, Malawi, Ghana, Zimbabwe e Mozambico. Può essere definita a tutti gli effetti una crisi di xenofobia. Sono stati rimpatriati anche immigrati regolari con documentazione d’accesso risalente al 1998.
Il quadro economico sudafricano, tuttavia, presenta una situazione a dir poco drammatica rispetto alla stabilità nordirlandese. Da più di un decennio il Paese affronta crisi cicliche. L’hanno portato a raggiungere un tasso di disoccupazione del 30% nel 2026 (fonte: Financial Times). Tra le conseguenze, l’interruzione di gran parte dei servizi pubblici e l’aumento della criminalità hanno condotto al collasso nervoso una società che è già ricorsa in passato a misure estreme per esprimere la propria sofferenza.
Nei mesi successivi allo scoppio della crisi finanziaria del 2008, le proteste anti-migrazione portano all’uccisione di 60 migranti. Non sono state calcolate le numerose marce al ritmo di cori razzisti nei principali quartieri delle città. Oggi a chiedere la remigrazione a gran voce è soprattutto il gruppo March and March (M&M). Ha diramato a mezzo stampa un ultimatum agli immigrati irregolari affinché lascino il Paese entro il 30 giugno.
Nei soli ultimi tre mesi, cinque uomini sono stati uccisi in episodi legati alle proteste. M&M è stato accusato di aver svolto un ruolo fondamentale nell’istigazione di tali reati.
la forte risposta di Papa Leone XIV
Lo scrittore e giornalista Dale McKinley, Zimbabwese di nascita, associato ad ambienti della sinistra sudafricana, osserva e critica questo trend nella società e nella politica dello stato africano. Lo accusa di aver importato certi paradigmi teorici da Europa e Nord America, sottolineando l’ironia di questa deriva. Negli anni della lotta all’apartheid il paese aveva ricevuto sostegno e appoggio internazionale. Oggi cerca di ricacciare forzosamente migranti derivanti dai paesi stessi che più si erano esposti in termini di aiuti umanitari.
Una tendenza insomma globale, che non accenna a fermarsi, anzi. L’avanzata di ideologie ultranazionaliste solleva numerosi interrogativi morali e politici. Risposte di vario tipo ci pervengono negli stessi giorni tumultuosi. La visita di Papa Leone XIV nelle Isole Canarie è emblematica, in un momento estremamente critico. Davanti al porto di Arguineguín, ribattezzato porto della vergogna negli anni passati, per via delle condizioni estremamente degradanti a cui i migranti arrivati via mare erano esposti, il pontefice si è espresso in un discorso la cui carica emotiva ha suscitato non pochi paragoni con il suo predecessore e la sua condanna alla globalizzazione dell’indifferenza (Lampedusa, 2013).
il prossimo scenario distopico francese
Nel solo 2024 sono stati lasciati per giorni esposti alle intemperie di un’isola atlantica 47mila migranti, senza niente se non un pezzo di stoffa da usare come coperta. Leone ne ha voluti due con sé mentre ammoniva a più riprese nel suo discorso i governi che guardano dall’altra parte.
Uno di questi potrebbe essere, a partire dal 2027, il governo francese. L’ECFR, primo think-tank europeo, in un esercizio di immaginazione, ha provato a descrivere i primi mesi di un’eventuale presidenza Bardella in Francia dopo le elezioni in programma il prossimo anno. La direzione è quella già apertamente sostenuta e dichiarata dallo stesso candidato. Ipotizza politiche fortemente restringenti in ambito migratorio per restituire centralità ai francesi e un ampio utilizzo di centri di smistamento come quelli creati da Italia e Albania. La collaborazione però fra i due Paesi si è rivelata al limite del grottesco se ci si sofferma sul rispetto dei diritti umani.
L’articolo parla di un possibile approdo di Bardella a Roma, ospite di Giorgia Meloni al suo secondo mandato, per un discorso fortemente retorico sulla sua condizione di figlio di immigrati buoni. Poi coalizioni, referendum, Migraton Pact, uscite, un susseguirsi di idee che a leggerle rischiano di passare per una distopica e dissacrante visione della prossima Europa. La sua concretizzazione sembra tutt’altro che remota.
il grave passo indietro dell’Europa
Stiamo assistendo a un’importante ridefinizione delle regole del gioco. Il grande continente si sta disunendo. Torna un insieme di moltitudini, rifeudalizzandosi. Questo assetto non è mai stato garanzia di pace. Farage, Bardella, Meloni, AfD, Vox, lo stravolgimento della teoria dell’integrazione a favore dell’approccio dell’assimilazione, la trasformazione in Stati come quelli sempre criticati. La propaganda dei sopracitati e dei loro predecessori nell’ultimo decennio, spesso ha fatto leva sulle usanze di un altrove dove non avremmo avuto libertà di rimanere noi stessi qualora ci fossimo dovuti trasferire. A giudicare dalle strade, quell’altrove oggi è l’Europa, con buona pace di virtuose eccezioni.
Molte case di questo turbolento scacchiere globale sono tornate a essere dominate da logiche polarizzanti e dalla costante ricerca di un nemico come ragion d’essere. Come abbiamo visto, i numeri, le variabili, i fattori macro sono lontani dall’essere in grado di offrire spiegazioni esaustive di questo fenomeno, così come la demografia e le statistiche sulla criminalità. Si spera che qualcuno, come sempre, tra qualche decennio riapra i libri mastro e ci indichi una spiegazione più plausibile di quelle che ci siamo dati finora.
Pubblicato su mercurioonline.substack.com
© Mercurio, 2026






