PIERANGELO ROVELLI
Carlo alla fine era diventato un amico. Nonostante ci dividessero solo tre anni e avessimo frequentato lo stesso Politecnico in anni di grande impegno, le nostre strade non si incontrarono fino a una ventina di anni fa. Lo incontrai la prima volta quand’era consigliere regionale e insieme a Pippo Civati vollero vedermi per farsi spiegare come funziona un GAS, un gruppo di acquisto solidale.
Io ero presidente di un GAS nuovo in Città Studi e alcuni compagni glielo segnalarono. Carlo e Pippo stavano preparando una mozione da presentare in consiglio regionale per promuoverli i GAS.
Poi lo incontrai in alcune serate a casa di amici durante l’epica avventura dei comitati per Pisapia. Carlo, eletto in consiglio comunale, divenne presidente della Commissione ambiente e mobilità e io, eletto in Consiglio di Zona 3, divenni capogruppo del PD. In quei cinque anni di consigliatura ci furono molte occasioni di collaborazione e di incontro. Lui sempre disponibile all’ascolto e all’aiuto.
determinazione e coerenza
Poi ci fu l’avventura di Possibile con Civati, l’ennesima illusione. Quando ci incrociavamo mi salutava con il pugnetto…“compagno Rovelli”. Lo ammiravo: era il simbolo di un percorso iniziato insieme nel movimento e che lui portò sempre avanti con determinazione e coerenza. La forza di Monguzzi risiedeva nel potere del dialogo pacato, nel rifiuto dell’aggressività verbale e nella sua sempre presente ironia.
Nel suo ultimo post su Facebook ha ricordato Pino Pinelli e la battaglia per l’intitolazione della via. “Non posso esserci perché da mesi sono malato in ospedale”. È stato il suo unico accenno alla malattia.
“Milano perde una sentinella del bene comune” ha scritto Cristina Tajani che ha condiviso l’esperienza della primavera milanese di Giuliano Pisapia.
Vorrei ricordarlo così, semplicemente attraverso alcuni dei tanti ricordi che compagni e amici hanno detto o scritto in questi giorni successivi alla sua scomparsa.
In consiglio comunale a Milano un minuto di silenzio lo ha onorato. Sul suo posto è stata messa una pianta per omaggiarlo. I colleghi di centrosinistra e centrodestra lo hanno ricordato nei loro interventi liberi. Vorrei commemorarlo con alcune parole di saluto dei suoi colleghi, amici e compagni di lotte.
dal discorso in aula di Alessandro Giungi
consigliere comunale PD
Ricordo come sono entrato in consiglio comunale nel 2013, da primo dei non eletti. Credo che non mi conoscesse nessuno, neanche nel Partito Democratico. Ero un cosiddetto riempilista. La persona che mi accolse nel gruppo, la persona con cui parlai per primo, fu proprio Carlo Monguzzi, quello che nel 2013 era un riferimento per tutti noi, per la sinistra milanese, per la sinistra nazionale per le sue battaglie ambientaliste, ma anche per le sue battaglie sui diritti civili, sui diritti sociali.
Trovò il tempo per prendermi da parte e iniziare a parlarmi per introdurmi nel gruppo consiliare. (…) Carlo Monguzzi è stato in primis un signore della politica, una persona che non alzava mai la voce, una persona che faceva dell’ironia, del modo di sapersi proporre con le persone una carta importantissima anche per convincere tanti delle sue posizioni.
Una volta intervenni con veemenza sul tema dello stadio; alla fine andai da Carlo e gli dissi “Carlo, allora com’è andata? Mi hai ascoltato?” E lui disse “No”, “Come no?” “Ma scusa, Carlo, io ho urlato” e lui mi disse “Proprio per quello non ti ho ascoltato, perché se tu urli mi impedisci di ascoltare e non solo a me, ma impedisci di ascoltare tutte le persone che magari sono interessate a sentire la tua voce”.
E per me quello è stato un grande insegnamento. (…) Ricordo il suo ordine del giorno in cui chiedeva la Costituzione di parte civile del Comune di Milano nei confronti di coloro che avevano così mal gestito il CPR: perché Carlo aveva una visione, una capacità di riuscire a intercettare quelle che erano le esigenze della città democratica, come io credo nessun altro.
dal discorso in aula di Angelo Turco
consigliere comunale PD
L’ironia era uno dei tratti più belli e più autentici di Carlo (…), ironia che si sa è un tratto dell’intelligenza. Non riesco a non pensare a cosa direbbe oggi se fosse qui. Penso che ci guarderebbe con quel suo sguardo sornione, direbbe “ma con tutto quello che mi avete detto dietro”. Però penso anche che sarebbe molto contento di sentire le cose che abbiamo ricordato di lui, perché Carlo aveva questo tratto umano molto bello, che aiutava anche a superare gli steccati, a superare la divisione politica, la divisione partitica.
dal TG3 del 15 aprile
Il solito Monguzzi… era il commento quando magari unico votava contro un provvedimento perché sugli ideali, diceva lui, non si media. Come due anni in piazza Duomo con presidi quotidiani a sostegno delle vittime di Gaza. Aveva lottato per riaprire i Navigli per il verde negli scali. L’ultima sua battaglia, appunto, quella contro l’abbattimento di San Siro che gli aveva causato rapporti difficili col sindaco e la maggioranza. “Lo stadio è lì, si può ristrutturare, ma perché buttare giù quello stadio e poi venire qui a mettere cemento”, disse; e come non essere d’accordo: è puro buon senso, ma è potente. “Non smettiamo di combattere per ciò che riteniamo giusto”, scriveva il giorno di Capodanno. Massima sintesi del pensiero di Carlo l’ambientalista.
ricordo di Giuseppe Civati
Carlo è stato un grande amico e un politico speciale, pieno di talento. In ogni ambito della sua azione era spinto da una radicalità spesso geniale, sempre divertente e divertita, che lo ha portato a promuovere centinaia di iniziative, sempre con l’idea che fosse necessario mobilitarsi e stare in piazza con le persone. Le cose che diceva decenni fa sembravano visionarie e invece, nella Lombardia di Formigoni e della Lega e nell’Italia di Berlusconi, sarebbero state la ricetta giusta, per trasformare l’Italia in un Paese diverso.
ricordo di Ermete Realacci
Martedì scorso, nella chiesa di San Michele Arcangelo in viale Monza a Milano, al funerale di Carlo Monguzzi centinaia di persone non sono riuscite a entrare in chiesa, e la commozione era fortissima. (…) Le parole più belle ed efficaci le ha già dette la moglie Silvia ricordando il loro amore: “Un uomo per bene, libero, coraggioso non c’è più. Un uomo delicato e gentile”.
Carlo faceva risalire molte delle sue caratteristiche positive alla famiglia. Al papà partigiano e tramviere dell’ATM, alla mamma, alla cugina Laura, alla mitica zia Lalla. (…) Ed era anche un insegnante che teneva molto al suo rapporto con studenti e studentesse. (…)
Da pochi giorni sono trascorsi 40 anni dall’incidente nella centrale nucleare di Cernobyl, il 26 aprile 1986. Legambiente in quella occasione fu determinante nell’indire la manifestazione antinucleare il 10 maggio. Molti erano contrari per la mancanza di risorse. Carlo, che era allora il Presidente di Legambiente Lombardia, fu tra i pochi subito d’accordo. Unico Paese in Europa, scesero in piazza a Roma 200.000 persone. Vennero poi i blocchi di tutti gli impianti nucleari in ottobre e il referendum del 1987.
Il suo impegno non si è mai interrotto. Alcuni versi dell’Ulisse di Tennyson mi ricordano lui e un altro grande ambientalista recentemente scomparso, Massimo Scalia, che con Carlo era legato. “Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo; un’eguale indole di eroici cuori, indeboliti dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà di combattere, cercare, trovare, e di non cedere”.






