MAURO BAZZINI •°  

Sabato 1 agosto ci ha lasciati Fulvio Squaquarini, persona a cui, in maniera diversa, alcuni di noi erano legati. Io, in particolare ho condiviso tanto con lui. Questo è il mio personale tributo a una persona tanto meravigliosa, quanto sfortunata. 

Life is what happens to you while you’re busy making other plans”

John Lennon, nella canzone Beautiful boy canta appunto che la vita è ciò che ti accade quando sei impegnato a fare altri progetti

Le cose che accadono, gli imprevisti, devìano il corso della tua vita, che tu immaginavi e programmavi lineare, con obiettivi e prospettive. 
La consapevolezza che tutto può cambiare da un momento all’altro ti invita a non perdere tempo, a vivere più pienamente e con una sorta di innocente avidità il presente. Ti esorta a onorare ciò che ti è concesso qui e ora.

Fulvio è stato per me un amico, un fratello e un maestro. La lezione che mi impartisce oggi, anche oggi, è quella di non rimandare ciò che si ritiene importante fare per le persone che riteniamo importanti. È quella di esprimere i pensieri, le parole, i sentimenti che riteniamo importanti, nei confronti delle persone che riteniamo importanti; senza esitazioni, senza perdere altro tempo. 

Potevo fare di più e meglio. Potevamo fare di più e meglio, nel tempo che ci è stato concesso per farlo. Questo è il cruccio che non mi abbandona. 

Anche alcune persone accadono nelle nostre vite; sorprendenti, inaspettate. Sono esseri speciali, di sensibilità e intelligenza superiore. Esattamente come gli imprevisti, devìano il corso delle nostre vite. Sanno mostrarti un punto di vista differente. Ti aiutano a scoprire parti di te che non conoscevi, ti portano su terreni inesplorati, ti costringono a misurarti con principi e pensieri inconsueti. È esattamente in quel momento che realizzi che non sarai mai più la stessa persona.

Fulvio è stato una di quegli esseri speciali ed è accaduto nelle mia vita. Ne ha deviato il corso, rendendomi una persona diversa e migliore.

Alle sue esequie ho voluto mettere una maglietta rossa. L’ho fatto per almeno tre motivi: volevo ricordare alcune delle passioni di Fulvio, che hanno il tratto comune del colore rosso: la squadra di basket di Milano, l’Olimpia, di cui era tifoso; il doppio della finale di Coppa Davis del 1976 e dunque il tennis. In quella finale di Santiago del Cile, Panatta e Bertolucci scesero in campo con la maglia rossa, sfidando apertamente il criminale regime fascista cileno. Tante volte con Fulvio lo abbiamo ricordato. 
Infine, la viscerale passione politica, vissuta nella pratica quotidiana, ancor prima che nella militanza partitica.

Fulvio è stato un compagno vero. Aveva l’intrinseca consapevolezza del primato del bene comune, la innata capacità di percepire e di opporsi alle piccole e grandi ingiustizie. Coltivava la rinuncia ostinata del privilegio, della raccomandazione, del favoritismo. Praticava l’assoluta intransigenza riguardo i principi di giustizia sociale. Tutto questo ha rappresentato la cifra della sua stessa esistenza e di fronte a tanti che si sono sempre professati di sinistra. Fulvio ha sempre mostrato una coerenza imbarazzante, tale da smascherare le loro ipocrisie di fantocci, capaci di bellissime parole, alle quali hanno sempre faticato a far seguire fatti concreti.

Non voglio però fare l’elegìa di una persona perfetta. Fulvio non era una persona perfetta. Era un soggetto complicato, introverso, ombroso e spesso taciturno, ma era una persona che proteggeva gelosamente, sotto una scorza spessa, una sensibilità, un’umanità e un’intelligenza superiori. Ed era una persona fragile. 

A chiunque l’abbia conosciuto, avendo la fortuna di entrare in contatto con questa fragilità; a chiunque di Fulvio abbia permesso di scorgere uno spicchio della sua grande anima, anche solo per un istante, dico: serbate gelosamente il ricordo di quei momenti come un bene prezioso; è lì che ritroverete per sempre Fulvio e vi accorgerete che quei momenti, nei quali lui è accaduto nelle vostre vite, come è accaduto nella mia, proprio quei momenti hanno deviato per sempre la traiettoria della vostra vita e vi hanno resi persone migliori.

Amico mio, semmai un giorno ci rincontreremo, saremo forse due sassi, o due alberi, o due cani, ma sento già la frase che mi dirai; parole che per noi, colpevoli di infantile pudore e ingiustificata timidezza, equivaleva a dirsi che ci volevamo bene: col tuo tono burbero e sconsolato mi dirai: “ma te sei un pirla!”
E…sì, fratello mio, siamo stati proprio due giganteschi pirla.