a cura di TIZIANA lovreglio

Orecchietteeforchette è il luogo dove condivido con chi mi segue la mia passione più grande: la cucina e la buona tavola. Sin da bambina ho sempre amato cucinare, sperimentando ricette nuove e provando nella casa di Bari le ricette di famiglia. Dopo tanti anni di cucina, arrivata a Milano, mi sono accorta che non mi bastava più il mio vecchio quaderno di ricette e mi sono chiesta…. perché non condividere questa mia passione? È nato così questo viaggio nel passato con i sapori della tradizione e un salto verso il futuro, con ricette sempre nuove. La mia è cucina pugliese, ma non solo. Ogni giorno la condivisione di una ricetta, per dare idee e consigli a chi ama coccolarsi in cucina… proprio come me!
In un mondo dove le notizie dopo poche ore sono già vecchie vale la pena soffermarsi su quella che ha sicuramente tenuto banco tra i foodlovers di tutta Italia: la cucina italiana è diventata patrimonio dell’umanità, anzi per essere precisi Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco. Che vuol dire? Che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha inserito la cucina italiana, intesa come l’insieme delle tradizioni, conoscenze ed esperienze culinarie italiane, nella lista dei beni da proteggere considerandola di eccezionale valore universale.
In realtà la cucina italiana è in buona compagnia: all’interno di questo elenco sono già compresi la dieta mediterranea, eletta a elisir di lunga vita perché riduce il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, e l’arte del pizzaiuolo napoletano, dove la pizza da semplice ricetta si trasforma in modo di vivere.
Ho riflettuto a lungo su questo strano caso del destino per cui l’importante riconoscimento sia arrivato a pochi giorni dall’arrivo del Natale, il momento in cui ovunque ci si riunisce intorno alla tavola imbandita: grandi abbracci, famiglie ricongiunte comunque siano composte, ricordi di bambini che si mischiano a profumi di nuovi ingredienti, magari comprati dal supermercato etnico sotto casa. Infatti, proprio il Natale con le sue tante tradizioni può essere davvero molto divisivo, almeno a tavola.
Non parlo solo della vecchia diatriba tra albero e presepe o panettone e pandoro ma penso alle mille ricette delle regioni d’Italia. Ogni angolo dello stivale ha i suoi riti natalizi. Sicuramente si parte tutti insieme con la tradizionale preparazione dei dolci, diversi ma accomunati dalla ricchezza degli ingredienti: frutta secca, cioccolato, miele, uvetta, canditi e spezie profumate arricchiscono gli impasti di farina, zucchero e uova.
Certo, i risultati sono molto diversi tra loro se consideriamo le cartellate pugliesi o la gubana friulana, ma la ricchezza dei sapori è sicuramente uguale. Ma è sui primi e secondi piatti che sembrano esserci le maggiori differenze. E se la vigilia di Natale sembra festeggiarsi solo al Sud con piatti a base di pesce (spaghetti con le vongole e baccalà in primis), il giorno di Natale sembra esserci una vera gara: paste ripiene e tortelli, lasagne e crespelle trionfano al Nord, paste al forno arricchite da polpettine fritte e filante mozzarella fanno capolino sulle tavole del Sud.
I secondi? Cappone, cotechino e carrello dei lessi viene di tradizione servito al di là del Po mentre agnello, capretto o maiale deliziano il Sud. E allora, con tutte queste deliziose divisioni, cosa resta della cucina italiana come patrimonio dell’Umanità? Sicuramente la voglia di stare intorno a una tavola apparecchiata con gli affetti più cari, certamente la cura nella preparazione delle tante portate, la forza delle tradizioni e la riscoperta delle ricette del territorio… in poche parole il nostro appartenere al popolo italiano perché a tavola siamo tutti più uniti e riscopriamo un senso di appartenenza che troppo spesso dimentichiamo di avere.
in cucina
Sporcamuss

Sono un dolce tipico barese, quello che accompagna ogni fine pasto dei pranzi della domenica o delle festività. Il suo nome dialettale indica il fatto che chi li mangia finirà inevitabilmente per sporcarsi la bocca: vuoi per la traboccante crema calda, vuoi per lo zucchero a velo. Non è sporcamuss se non lascia traccia sul viso, sulla tovaglia, o peggio sui vestiti. Al pari della bontà c’è solo la semplicità nella preparazione: quadrati di pasta sfoglia intramezzati da golosa crema pasticcera. E chi resiste?
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P R E P A R A Z I O N E
Cominciamo a preparare la crema pasticcera. Montiamo con uno sbattitore, io uso quello elettrico, i tuorli con lo zucchero. Quando sono gonfi e spumosi aggiungiamo la fecola setacciata. Continuiamo a mescolare per non formare grumi e mettiamo sul fuoco basso. Aggiungiamo il latte a temperatura ambiente poco alla volta, continuando a mescolare. Mescoliamo sempre per non formare grumi lasciando sobbollire la crema. Sarà pronta quando sarà bella densa.
Nel frattempo che si raffredda tagliamo la pasta sfoglia in quadrati. Adagiamoli in una taglia da forno ricoperta di carta forno. Punzecchiamo la pasta sfoglia e inforniamola per circa 10 minuti. Trascorso questo tempo sforniamo i quadrati di sfoglia e ricopriamoli di crema. Poggiamo sopra un altro quadrato di sfoglia e inforniamo ancora per 5 minuti. Sforniamo e spolveriamo con lo zucchero a velo. Gli sporcamuss baresi si servono caldissimi.








