LaPiattaforma di filiera nel settore della moda, certificazione di trasparenza dellasupply chainnata sotto l’egida del Tribunale di Milano e parte integrante del Protocollo firmato nel maggio 2025, è pronta al debutto. Presto potrebbe iniziare a registrare le candidature volontarie delle aziende virtuose.

A cosa servirà e come si potrà accedere

La piattaforma informatica è stata presentata all’interno del tavolo tecnico istituito presso la Prefettura di Milano ai rappresentanti della filiera. Verosimilmente a fine aprile le imprese potranno iniziare a registrarsi, ovviamente su base volontaria. L’allegato del Protocollo di Milano potrà tracciare tutta la filiera nazionale del lusso e non solo. Potrà raccogliere i dati e le informazioni sulle catene produttive (documenti relativi agli ambiti giuslavoristici, fiscali, previdenziali, della salute e sicurezza sul lavoro, Ccnl applicati). Sono i dati da cui potranno essere lanciati glialertin materia di contrasto al caporalato.

È un primo necessario momento di verifica della funzionalità dell’applicazione. Dopo le imprese potranno aderire alla piattaforma al fine di ottenere, se rispettati tutti i parametri, l’attestato di trasparenza nel settore moda così come previsto dal protocollo.

Uno strumento necessario

Si tratta di una svolta epocale per il settore moda dopo una escalation di commissariamenti adottati dall’autorità giudiziaria. Da gennaio 2024 ha realizzato a proprie spese quantomodelli 231, processi aziendali in tema di selezione fornitori, adeguati assetti organizzativi, un’attività di compliance costante nonché degliauditon sitea sorpresa siano lo strumento ormai necessario e non più rimandabile per avere imprese sane, trasparenti e all’avanguardia anche nellepolitiche Esg.

Lo stralcio dell’art. 30 del Ddl 1484Ursointroduceva una certificazione di filiera nel settore moda ma con l’estensione di una esenzione di responsabilità in capo ai committenti – ipotesi problematica a livello di compatibilità sistemica – e con qualche criticità di definizione di filiera oltre che degli eventuali enti certificatori. C’era il rischio che il controllato potesse scegliersi il controllore. La piattaforma rappresenta adesso l’unico strumento utile a tracciare la filiera. Con gli eventuali correttivi anche di analisi del dato, potrebbe diventare la base per la ripresa del percorso legislativo della certificazione di filiera per la legalità e la trasparenza del Made in Italy.

Come nasce l’idea

Le criticità dellesupply chaindel lusso erano deflagrate nel gennaio 2024 con il caso Alviero Martini.È la prima misura di prevenzione di amministrazione giudiziaria ex art. 34 del codice antimafia. Scoperchiò il vaso di Pandora dello sfruttamento lavorativo lungo la filiera dei subappalti.Fu solo il procedimento capofila di amministrazione giudiziaria nellemaisondel lusso, ripetuto più volte nei mesi successivi.

Da quella crisi nacque l’intuizione di proporre alla Prefettura di Milano un sistema di autocontrollo condiviso. Al protocollo partecipano tra gli altri associazioni datoriali e sindacali. La Prefettura convocò un tavolo con tutte le parti interessate. Coinvolse sindacati, Camera della moda, Confindustria, artigiani e istituzioni. Ragionarono su un protocollo che impegnasse le parti a un maggiore controllo e trasparenza e fosse di aiuto al tracciamento della filiera. Il protocollo venne poi sottoscritto il 26 maggio 2025 da tutti i partecipanti al tavolo compresi Prefettura, Tribunale e Procura.


Pubblicato il 24.01.26 su il sole24ore