Con la scomparsa di Michele Albanese se ne va un pezzo di storia del giornalismo antimafia, un’acuta sensibilità della presenza  della ‘Ndrangheta nei territori Calabri. Nello stesso tempo ci lascia un uomo semplice, con un sorriso aperto, offuscato talvolta da quella sofferenza che accompagna tutti coloro che percepiscono a fondo, specialmente al sud, le contaminazioni e i condizionamenti delle organizzazioni criminali.

Per me era il giornalista sotto scorta a cui la Scuola di formazione A. Caponnetto voleva chiedere di essere punto di riferimento, un ponte di idee e iniziative tra Milano e la Calabria. Mi diventò persona subito cara, anche perché mi fece sentire immediatamente la sua amicizia sincera e aperta.

In uno dei nostri viaggi al sud, io e la mia amica Giovanna, un’illustre docente di Scienze Politiche, lo incontrammo la prima volta, forse per una necessaria prudenza, in un luogo sperduto di montagna. Parlammo a lungo attorniati dalla sua scorta. Poi fummo invitati a un incontro nella comunità di don Pino a Polistena. Infine qualche giorno dopo fummo invitati a casa sua a Cinquefrondi, insieme a don Pino, parroco e referente di Libera a Polistena.

formare giovani e nuovi resistenti

Fu una serata intensa di discussione e progetti, di scatti di dignità e di tristezze, illuminata da quel senso di famiglia, di affetto e condivisione che gli davano la cara moglie Melania e le profondamente partecipi figlie Michela e Mariapia. Nacquero da quell’occasione iniziative e convegni in Calabria e a Milano. Michele venne per più giorni di conferenze, confronti e anche di momenti serali allegri, carichi di brindisi e passeggiate che nei suoi luoghi non poteva permettersi, senza il controllo rigido della scorta. In quelle occasioni manifestò idee e progetti per un giornalismo radicale. Voleva coinvolgere e formare giovani e nuovi resistenti. Manifestava il bisogno di assicurare una continuità e di lasciare un’eredità.

impegno e disponibilità

Era da un po’ di tempo che non ci sentivamo. La notizia della sua morte mi ha raggiunto feroce e lancinante. Ho voluto immediatamente riportare alla mente quella fase di impegno e disponibilità. Non dimenticheremo mai anche i momenti sereni e intensi passati insieme. A Melania, Michela e Mariapia il profondo affetto e la nostra vicinanza. A Michele Albanese il ringraziamento e la gratitudine più alta da tutti noi della Scuola di formazione A. Caponnetto.