Per chiunque si occupi di mafia siciliana e non solo siciliana, la locuzione “il maxi” non richiede spiegazioni. Noi sappiamo cosa sia “il maxi”. Intitolare un libro ’U MAXI, in siciliano è un’altra cosa. È l’orgogliosa rivendicazione del lavoro fatto, di dove lo si è fatto e di come lo si è fatto.

Il titolo significa “li abbiamo processati”. “Lo abbiamo fatto a Palermo”. “Lo abbiamo fatto davanti a quella Palermo senza lasciarci né intimidire dalle minacce né influenzare dalla rabbia o dalla volontà di rivalsa per quel sangue”. La città aveva visto la mattanza dei suoi uomini migliori. Ha processato gli autori, guidata solo dal senso di giustizia e non dalla rabbia per quelle perdite. La qualità di quel lavoro è testimoniata da un lungo applauso dell’aula. Accompagna la Corte nel momento in cui si avvia alla camera di consiglio.

tutti i numeri del processo

Il libro di Pietro Grasso, già giudice a latere di quel processo, è uno straordinario bigino. È un agile e comprensibile strumento di conoscenza del più importante processo a Cosa Nostra siciliana mai celebrato in Italia. Come un novello Virgilio, l’autore ci guida all’interno dell’evento che ha cambiato la percezione del fenomeno mafioso in Italia.

Pietro Grasso ne diventa protagonista su diretta richiesta dell’allora Presidente del Tribunale di Palermo Franco Romano. Racconta quanto fu difficile trovarne il giudice, tanto difficile che ci si dovette rivolgere alla sezione civile, e i giudici popolari. Di tutte le figure fu previsto un “doppio”. Si volle scongiurare che eventuali rinunce, o perdite dovute a morti improvvise, determinassero la scadenza dei termini di carcerazione o di prescrizione. E anche si volle evitare che la sentenza venisse pronunciata con le celle vuote. In poco più di 300 pagine vengono condensate le 750.000 pagine degli atti processuali, i 35 giorni della camera di consiglio e dei suoi protagonisti e l’ora e mezza che la sentenza richiese per essere letta.

Il libro ripercorre i 638 giorni delle udienze. Ne racconta gli aspetti più drammatici ma anche quelli, a volte esilaranti, che lo hanno reso un evento unico nella storia giudiziaria italiana.

fare memoria e renderla viva

Dal racconto emergono l’importanza per i protagonisti di quel rito del supporto o del mancato supporto delle famiglie e il fondamentale ruolo svolto dallo Stato. Il sostegno viene chiaramente percepito sin nell’aula bunker, cosa più unica che rara.

Nel testo viene per la prima volta raccontata con dovizia di particolari e con l’intensità che l’ha contraddistinta la testimonianza, finora sempre negletta, di Nando dalla Chiesa, figlio del Prefetto di Palermo lì ucciso, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, il 3 settembre 1982.

Vincendo una iniziale ritrosia del Presidente Alfonso Giordano, il processo fu ripreso dalla RAI. Sono oltre mille ore di registrazione. Quel materiale oggi non è solo una straordinaria fonte di informazioni. È la prova che quando il servizio pubblico svolge il proprio ruolo crea una ricchezza che non ha scadenza.

Ovviamente il consiglio è non solo di leggerlo ma di presentarlo e di parlarne, soprattutto a chi allora non c’era o a chi non si ricorda più. Anche questo è fare memoria e renderla viva.

Pietro Grasso
’U MAXI
dentro il processo a cosa nostra

edizione Feltrinelli
anno 2026
pagine 304
brossura 
EAN 9788807175602