Nei primi mesi della Seconda guerra mondiale, il regime nazionalsocialista pose le basi di uno dei suoi programmi più radicali e meno visibili. All’inizio dell’ottobre 1939 Hitler firmò una breve nota. Senza assumere la forma di una legge e senza proclamare apertamente un diritto di uccidere, attribuiva a due uomini di sua fiducia, Philipp Bouhler e il medico personale Karl Brandt, il potere di ampliare le competenze di alcuni medici fino alla facoltà di decidere sulla vita e sulla morte dei malati ritenuti incurabili. 

Questo atto, retrodatato al 1 settembre 1939 e sottratto alla pubblica conoscenza, mostrava con particolare chiarezza come il principio dello Stato di diritto fosse stato sostituito dalla volontà del Führer. Era elevata a fonte di legittimazione normativa e accettata come tale persino dai vertici del sistema giudiziario. 

La responsabilità della vita e della morte non veniva affidata a tribunali o a procedure previste dalla legge. Era concentrata nelle mani di medici investiti di un’autorità straordinaria, direttamente derivata dal potere politico.

In una villa berlinese in Tiergardenstrasse 4, destinata a diventare il centro operativo dell’Aktion T4 (dall’iniziale della via e dal numero civico), prese corpo un apparato amministrativo e sanitario. Fece dell’eutanasia un programma sistematico di eliminazione dei disabili, soprattutto mentali. Questo segna una svolta decisiva nel rapporto tra potere politico e sapere medico.

rafforzamento continuo di dottrine, pratiche e decisioni politiche

Il nazionalsocialismo è stato a lungo interpretato come un’irruzione di barbarie assoluta, una parentesi di irrazionalità e violenza priva di legami con la storia precedente. Un’analisi più attenta della successione delle idee e dei fatti rivela un percorso continuo. Dottrine, pratiche e decisioni politiche si sono rafforzate reciprocamente. Hanno reso progressivamente concepibile e socialmente tollerabile ciò che apparirà poi come puro orrore. Nel caso dello sterminio dei disabili, la ricostruzione di questo intreccio conduce ben oltre il Terzo Reich. Rinvia alle origini ottocentesche del pensiero eugenetico, sviluppatosi a partire dal secondo quarto del XIX secolo in Inghilterra.

L’Eugenetica nasce come scienza che si occupa della discendenza umana. Le sue applicazioni hanno come fine il miglioramento della specie. Essa trovò in una certa interpretazione della teoria darwiniana buone argomentazioni. In particolare essa si servì del principio della selezione naturale attraverso la selezione sessuale per dare sostegno a molte delle sue tesi.

Con l’estensione della teoria della selezione naturale all’uomo e alla società, cominciarono a diffondersi alcune tesi. Il diritto, la morale e la stessa medicina, salvaguardando la sopravvivenza di individui deboli e malati, ostacolano l’opera della selezione che premia i più adatti e condanna i meno adatti. Nelle civiltà più evolute, si diceva, l’ereditarietà viene deviata dal suo corso. Ragion per cui queste civiltà, in virtù delle loro leggi e della loro morale umanitaria contro natura, corrono il rischio di degenerare.

l’eugenetica nell’età degli imperialismi

Darwin così scriveva nel 1871 in L’origine dell’uomo e la selezione sessuale.

«Noi uomini civilizzati facciamo di tutto per arrestare il processo di eliminazione: costruiamo asili per pazzi, storpi e malati; istituiamo leggi per i poveri e i nostri medici esercitano al massimo la loro abilità per salvare la vita di chiunque all’ultimo momento… Così i membri deboli delle società civilizzate propagano il loro genere».

Tuttavia Darwin sosteneva che non possiamo privarci dell’istinto sociale che ci spinge ad aiutare il debole, pena la perdita della nostra nobiltà. Quindi così concludeva: «Dobbiamo … sopportare l’effetto, indubbiamente cattivo, del fatto che i deboli sopravvivano e propaghino il proprio genere, ma si dovrebbe almeno arrestarne l’azione costante, impedendo ai membri più deboli e inferiori di sposarsi liberamente»

Il contesto politico in cui l’eugenetica prese corpo era caratterizzato dalla contesa tra le potenze europee per la spartizione dell’Asia e dell’Africa, al fine dello sfruttamento delle risorse naturali e come sbocco della produzione industriale interna. Questo periodo è definito dalla storiografia come età degli imperialismi.

commistione fra politica e scienza

La commistione tra questo scenario politico e l’eugenetica è evidente in un pamphlet del matematico Karl Pearson. Era discepolo di Francis Galton che dell’eugenetica fu il fondatore. Apparso nel 1900 Il testo aveva come titolo La vita nazionale dal punto di vista della scienza.

«La storia – sostiene l’autore – presenta una sola via attraverso la quale un alto stato di civilizzazione può essere raggiunto, cioè la lotta fra le razze e la sopravvivenza della razza fisicamente e mentalmente più idonea …

Dobbiamo ricordare che l’uomo è soggetto alla legge universale dell’eredità … Il mio punto di vista, e io penso che esso può essere chiamato il punto di vista scientifico sulla nazione, è quello di un tutto organizzato mantenuto a un alto livello di efficienza interna attraverso l’assicurazione che i suoi membri siano reclutati dai ceppi migliori, e a un alto livello di efficienza esterna principalmente attraverso la guerra con le razze inferiori e con razze di pari livello, per le rotte commerciali e per l’approvvigionamento di materie prime e cibo». 

i medici tedeschi e l’igiene razziale

Sebbene fosse nata in Inghilterra, l’eugenetica non trovò qui significative applicazioni, fatta eccezione per la legge sulla segregazione dei deboli di mente. Fu negli Stati Uniti che l’eugenetica ebbe ampia diffusione. Ispirò le leggi sulla sterilizzazione forzata dei soggetti ritenuti devianti o deboli di mente, come pure le politiche restrittive sull’immigrazione.

In Germania l’eugenetica trovò ampia accoglienza. Se negli Sati Uniti l’eugenetica era stata diffusa soprattutto da biologi, statistici ed economisti, in Germania a introdurla e diffonderla furono soprattutto dei medici.

Nel 1900 il magnate dell’acciaio Friedrich Alfred Krupp indisse un concorso internazionale sul tema: Che cosa ci insegna la teoria dell’evoluzione circa lo sviluppo politico interno e la legislazione statale? Nel 1903 la giuria premiò il libro di Schallmayer dal titolo Eredità e selezione. L’autore sosteneva che «il fine più alto della politica interna, al quale tutti gli altri fini sono subordinati, è di creare nella propria popolazione le condizioni di esistenza più favorevoli in vista della lotta internazionale per la sopravvivenza».

Tra le condizioni favorevoli annoverava la conservazione, attraverso il controllo della discendenza, delle caratteristiche migliori della razza. Schallmayer prefigurava quindi la nascita di una nuova branca dell’igiene denominata igiene ereditaria. Il termine non ebbe però molto successo. Venne presto sostituito da igiene razziale, coniato da Alfred Ploetz. Quest’espressione sostituì in Germania il termine eugenetica. Fu Ploetz a fondare nel 1905 la Società per l’igiene razziale.

l’identità nazionale è razziale

Nel 1923 fu istituita una cattedra di Igiene razziale affidata a Fritz Lenz genetista. Questi aveva pubblicato nel 1921, insieme a Erwin Baur anche lui genetista e a Eugen Fisher antropologo, i Lineamenti di teoria dell’ereditarietà umana e dell’igiene razziale. È accertato che Hitler lesse quest’opera durante la sua prigionia dopo il fallito putsch di Monaco nel 1923. Ne trasse spunti per il suo Mein Kampf.

In questo scritto delirante di Hitler, il filone nazionalista di ascendenza romantica incentrato sul mito del sangue e del suolo si ibrida con le teorie della razza. La nazione non è più il frutto di un plebiscito quotidiano o di un patto tra cittadini. Non è più l’accettazione consapevole di una cultura o di un sistema di diritti e di doveri. La nazione è ora un’entità biologica che deve essere preservata. L’appartenenza alla nazione è un destino biologico. L’identità nazionale diviene identità razziale.

La storia, interpretata alla luce della teoria della selezione naturale delle razze più adatte, diventa il teatro della competizione delle razze per la supremazia. Lo Stato è l’organizzazione politica della società per la conservazione della razza nella lotta per la supremazia. A tal fine esso deve estendere il suo controllo sui corpi. La salute psicofisica non è un fatto personale bensì politico. Sono queste le tesi del nazismo che troviamo espresse nel Mein Kampf. Ne discende la necessità di una medicina al servizio dello Stato, ossia della razza. 

il costante processo normativo

Tra il 1924 e il 1933 la dottrina dell’igiene razziale venne accolta nel Gotha della scienza tedesca. Progressivamente divenne punto di riferimento di medici, antropologi e psichiatri.

Nel 1929 la Germania era prostrata dalla sconfitta subita nella prima guerra mondiale e dagli effetti della crisi. In questo contesto le tesi dell’igiene razziale conquistavano l’élite culturale. Le condizioni economiche e il senso di precarietà creato dalle fragili istituzioni di Weimar rendevano il ceto medio preda della propaganda. Puntava l’indice contro i nemici interni della Germania e contro chi era incapace di produrre. Disabili e disadattati consumavano le risorse della nazione.

Tra l’estate del 1933 e il 1935 fu varato un pacchetto di leggi ispirate ai principi dell’igiene della razza. Fu promulgata nel luglio del 1933 e applicata a partire dal 1934 la legge per la Prevenzione della Prole con malattie ereditarie. Sono del 1934 le leggi contro i criminali irrecuperabili e sull’organizzazione unificata del sistema sanitario. È del 1935 la legge sugli esami prematrimoniali. Queste leggi, soprattutto la prima, costituirono la base giuridica per il programma di sterilizzazione forzata. Sempre questo anno furono varate le famigerate leggi di Norimberga. Nei commentari normativi troviamo scritto parole chiare.

«attraverso questa legislazione, lo Stato si è assicurato definitivamente il primato e l’autorità nel campo della vita, del matrimonio e della famiglia».

il nazismo come biologia applicata

In ambito psichiatrico e medico in generale, il nazismo fu accolto come biologia applicata. Hitler era considerato il grande medico del popolo tedesco. L’ordine dei medici fu l’ordine professionale con le maggiori adesioni al partito nazionalsocialista.

Gerhard Wagner, responsabile medico del Reich, sosteneva il miglioramento della razza. Doveva essere realizzato attraverso due programmi distinti e convergenti. Bisognava eliminare i cosiddetti portatori di tare genetiche e promuovere la natalità tra gli ariani sani. Wagner parlava di uno stock di ovaie, risorsa nazionale di proprietà dello Stato.

Questo percorso creò il contesto sociale e culturale che rese possibile il programma di sterminio dei disabili.


• Robert Jay Lifton, I medici nazisti, Rizzoli 1986
• Carlo Alberto Defanti, Eugenetica: un tabù contemporaneo. Storia di un’idea controversa, Codice 2012
• Michael Tregenza, Aktion T4, Calmann-Lévy 2011
• GötzAly, Zavorre. Storia dell’Aktion T4: l’«eutanasia» nella Germania nazista 1939-1945, Einaudi 2017
• Freddy Raphaël, Murielle Habay, Geneviève Herberich-Marx, L’dentité-stigmate. L’extermination de malades mentaux et d’asociaux durant la seconde guerre mondiale, in Revue des sciences sociales de la France de l’Est n. 18 1990